A Cagliari il miracolo della Sardegna Arena

A Cagliari il miracolo della Sardegna Arena

CAGLIARI - Quattro mesi fa, fino al 3 maggio scorso, c'era asfalto. Esattamente, quello posato nel 1990 al culmine del "rifacimento" dello stadio Sant'Elia e aree di pertinenza, fatto molto male e con spreco di denari pubblici, in occasione dei mondiali di Italia '90. Asfalto, e strisce bianche a delimitare i parcheggi dell'area "Distinti" nello stesso lato della zona spogliatoi del vecchio impianto. Quattro mesi dopo la Sardegna Arena si prepara al "debutto": è infatti arrivato ieri l'ok definitivo per l'utilizzo dell'impianto per la prossima gara interna del Cagliari contro il Crotone (domenica 10 settembre alle 15). 


COSTO ZERO - Parlare di "miracolo sardo" è spontaneo. In realtà, dietro questa magnifica realizzazione c'è la caparbietà tipica isolana, c'è una giovane impresa sarda che ha accolto la sfida e ha ricevuto l'incarico di realizzare l'impianto, che non costa un solo centesimo alle casse pubbliche e costa dieci milioni più Iva al committente club rossoblù. E c'è, soprattutto, la determinazione del Cagliari calcio che distingue nettamente gli aggettivi: non chiamatelo "provvisorio", chiamatelo semmai "temporaneo". Nella sostanza cambia poco, nella forma sì è visto che una piccola meraviglia come questa in sé avrebbe nulla di provvisorio, potrebbe accogliere tranquillamente in forma stabile la "squadra di un intero popolo". Ma nel Dna dello stesso impianto, chiamato "Sardegna Arena" c'è la natura temporanea: a poco più che 15 metri davanti al proprio perimetro, lo stadio vecchio, il Sant'Elia ormai chiuso, sarà abbattuto e lì si costruirà lo stadio "definitivo".


L'ICONA RIVA - Ma anche parlare di temporaneo rischia di non dare esattamente idea di cosa è questo impianto. Sedicimila e cinquecento posti tutti a sedere, dieci "sky box" (ciascuno può ospitare otto persone) già tutti venduti, area ospitality degna di tal nome, un percorso museale che racconterà con l'ausilio di immagini e trofei, la storia della squadra. Due chicche: davanti alla porta dello spogliatoio della squadra di casa, una maglia rossoblù (potrebbe essere una originale dell'anno dello scudetto) con un cartello a corredo: "Onoratela". Davanti alla porta dello spogliatoio della squadra ospite due occhi famosi, quelli di Gigi Riva in formato panoramico e una sua frase famosa: "Ci chiamavano pecorai e banditi in tutta Italia, e io mi arrabbiavo...".


Il museo sarà aperto tutta la settimana, la società intende organizzare visite guidate a beneficio delle scuole dell'obbligo ma anche degli istituti superiori. Alle visite presenzierà a turno un giocatore rossoblù per gli immancabili selfie e autografi di rito. Si potrà trovare anche il merchandising sociale, tutto quanto fa Cagliari insomma.


Locali nuovi di zecca, rifiniture moderne, area kinder garden per i bimbi fino a otto anni che potranno essere affidati a personale professionale mentre i genitori si sgolano sulle tribune. Parliamone, delle nuove tribune. Al primo colpo d'occhio la "Sardegna Arena" somiglia tanto all'impianto di Is Arenas a Quartu, non baciato dalla fortuna. In realtà persino la tipologia dei sedili è diversa, più confortevole. Gli spazi fra una seduta e l'altra sono più ampi, si può cogliere la vicinanza fra tribune e campo da gioco ai bordi del quale lato opposto alla tribuna, una rampa è stata costruita persino a beneficio dei tifosi ospiti diversamente abili, se decideranno di seguire la loro squadra a Cagliari.


La Sardegna Arena sarà la casa del Cagliari e dei suoi tifosi per tre anni. Durante i quali non si dormirà perché sta partendo la parte progettuale del nuovo impianto, propedeutica alla presentazione al Comune di Cagliari per l'iter di legge previsto. Si immagina già comunque che l'abbattimento della vecchia struttura sarà un vero e proprio evento, da celebrare con manifestazioni che saranno cariche di intense emozioni. Il lavoro a quel punto si sposterà di poche decine di metri e mentre vivrà la "Sardegna Arena" sorgerà il nuovo stadio. Per ora, sta per lanciare il primo vagito quello "temporaneo". Un meraviglioso gioiello pure lui.