Mancini: "Bruno Peres deve capire che il calcio è anche fuori dal campo. Gerson ha doti sopra la...

Mancini: "Bruno Peres deve capire che il calcio è anche fuori dal campo. Gerson ha doti sopra la media"
L'ex giocatore della Roma Amantino Mancini è intervenuto ai microfoni di TeleRadioStereoQuando tu arrivasti eri un laterale basso, poi hai fatto grandi giocate e grandi numeri come attaccante.
"Ho iniziato come terzino ma avevo buoni piedi, per questo con Capello è stato facile giocare un po' più alto. Per questo non ho avuto grandi problemi ad adattarmi a quel ruolo. È più difficile al contrario tornare terzino. Nel calcio di oggi tutti si conoscono e le squadre giocano a specchio. I terzini di oggi devono quindi essere bravi a saltare l'uomo e creare la superiorità numerica". 
La Roma ha tantissimi brasiliani: un commento su Juan Jesus, Alisson e Bruno Peres?
"Juan Jesus gioca poco, secondo me ha le qualità per diventare un difensore forte. Quando viene chiamato in causa fa sempre il suo tranquillo e gioca semplice. Alisson è un fenomeno e l'ho visto giocare all'Internacional. All'inizio ha avuto dei problemi ma è normale per i giocatori che vengono dal Brasile. Adesso ha capito la piazza, la cultura e vede il suo valore. Bruno ancora ha difficoltà e ha avuto problemi extracampo, l'ho conosciuto e deve capire che il calcio non è solo sul campo ma anche fuori. Però è un ragazzo che può aiutare ancora la Roma".
Quando giocavi tu lo stadio era pieno a prescindere. Noti una differenza in questo momento tra i tifosi e la squadra?
"Tantissimo, se parliamo di 13-14 anni fa era tutto diverso. Con i miei amici dico sempre che l'Olimpico ora è vuoto, prima era pieno. Probabilmente è un discorso anche di soldi e la gente può aver perso un po' quel senso di fiducia nella società".
Tu sei arrivato giovanissimo a Roma. Che consigli daresti ai giocatori giovani di questa squadra?
"A loro direi di imparare a conoscere la piazza in cui sono arrivati e continuare a lavorare e avere fiducia in Di Francesco. C'è Ünder che sta cominciando ad avere continuità, Schick sta facendo un po' più di fatica ma ha le doti tecniche per fare bene. Bisogna avere pazienza e non mettere pressione ai ragazzi per non rischiare di bruciarli". 
Prima di arrivare a Roma, dove ti sei ambientato subito, sei passato per Venezia. Lì forse c'è stata un po' più di sofferenza vista la saudade e il modo diverso di vivere rispetto al Brasile. Quel passaggio ti ha aiutato?
"Quei primi quattro mesi a Venezia sono stati fondamentali. Mi hanno aiutato ad ambientarmi e a capire il calcio italiano. Se io non avessi fatto quell'esperienza forse non sarei stato il giocatore che sono stato alla Roma. Poi sì, la nostalgia è una cosa che i brasiliani soffrono tanto, noi siamo molto attaccati alla famiglia e agli amici, siamo un po' più particolari".
Tu hai vissuto il primo Spalletti, lo hai trovato diverso rispetto a quando lo avevi lasciato?
"L'ho trovato alla stessa maniera, non è cambiato nulla".